Descrivi il DISGUSTO di un personaggio nei confronti di una o più SECREZIONI UMANE; presta attenzione a mostrare il disgusto senza mai dirlo apertamente.

Era lì, di fronte a lei, la camicia bianca evidentemente appena stirata, i ricci perfettamente definiti dalla schiuma, la barba metodicamente rasata e una postura troppo impeccabile per essere naturale.
E poi c’era lei, i capelli sporchi raccolti in una coda fatta male, un felpone col cappuccio, struccata e spalmata sul tavolo come fosse un divano.

Si guardavano, ma non parlavano.
Lei divorava il suo hamburger come se non mangiasse da giorni, lui con la forchetta infilzava una fogliolina di insalata alla volta.
Eppure il viso di lui era rilassato; iniziarono a parlare, così d’improvviso.

“Quindi anche tu vivi in centro?” le chiese.
“Sì ho appena affittato un appartamento con altri due miei amici. Tu invece che fai, nella vita?”
“Bah, sto ancora programmando il mio futuro, diciamo. Sai com’è, a vent’anni… non si sa bene ancora dove andare a parare. Per il momento studio legge e faccio il barista per pagarmi la casa.”
“Figata” disse lei.
“Sì… figata!”

Non chiedetemi come, ma sembrava che ci fosse dell’intesa.
Sembrava andare tutto per il verso giusto.
Fino a quando non arrivò quella dannata birra. Maledetta birra.
Il cameriere l’appoggiò sul tavolo, lei la prese, ne bevve un lungo sorso e poi, nel bel mezzo della conversazione, ruttò.
Lui si fermò, impietrito.
“Oi, bro, stai bene?”
Lui spalancò ancora di più gli occhi: “Scusa, mi hai chiamato bro?”
“Sì, zio, cos’è, sei sordo?”
Sembrava che quel povero cristo stesse  per avere un mancamento. “Ehm… scusa, vado un attimo in bagno.”

Entrò nella prima porta disponibile e digitò un numero sulla tastiera.

“Weeeee, come va l’appuntamento?”
“No, amico, non puoi capire.”
“Oddio, cosa? Spara.”
“No, te lo giuro, stavo per vomitare.”
“Oddio, non dirmi che ha le  unghie smangiate o il tacco rotto. Sarebbe ter-ri-fi-can-te.” rispose l’amico, prendendolo in giro.
“Sei simpatico ma no, molto peggio.”
“Peggio di quello? Che ci sarà mai?”
“In pratica eravamo lì e stavamo parlando, si stava creando una situazione tipo carina. E poi è arrivata la birra.” 
“Oh, no, frà, la birra no.”
“E invece sì, frà, la birra.”
“E poi?”
“E poi lei ne beve un sorso, la rimette giù, mi guarda e… rutta, amico. RUTTA!”
“E poi?”
“E poi cosa? Niente, finita qua. Cioè, ma ti rendi conto?”
“No, frà, mi sa che mi sono perso qualcosa.”
“Ma no! Questa mi ha ruttato in faccia! Scandaloso, vero?!”

Nessuna risposta.

“Scandaloso, vero?”
“No, zio, ma te sei scemo.”
“Cosa? Perché?”
“Ma zio, una donna che rutta liberamente e che te lo fa fare è il sogno di tutti gli uomini sulla faccia della terra!”
“Eh no, mio caro, non è possibile. Cioè, era un rutto di quelli forti, capito, con la bocca aperta. No, te lo giuro, mi torna su l’insalata solo a  dirtelo.”
“L’insalata?! Cristo, zio, ma te sei tutto scemo. Scusami, sta tipa ti piace?  C’è intesa?”
“Sì, c’era. E ora come faccio a darle il bidone?”
“Ma certo che sei proprio un coglione. Le vuoi dare il bidone solo perché ha  ruttato?”
“Sì, ma mi senti? Ha ruttato. Cioè proprio ruttato ruttato. Cosa avrei dovuto fare?”
“Cazzo, zio, avresti dovuto dirle salute, idiota.”
“Ah, tu dici?”
“Sì, zio, io dico.”
“Vabbè, allora ritorno di là, ma se lo rifa ti giuro che la pianto lì.”
“Muoviti, femminuccia.”

Lui tornò al tavolo e si sedette, stiracchiando un sorriso.
Lei prese di nuovo in mano la birra, bevve un sorso e, tempo pochi secondi, ruttò di nuovo, ancora più forte di prima.
Pareva che il poveretto stesse per morire. Era pallido e verdognolo allo stesso momento e sembrava stesse per rigurgitare.
Dopo un attimo di indecisione lo si vide chiudere gli occhi, fare un bel respiro e mormorare: “Salute!”

Arianna


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