Descrivi il DISGUSTO di un personaggio nei confronti di una o più SECREZIONI UMANE; presta attenzione a mostrare il disgusto senza mai dirlo apertamente.

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OGG.: RE: Konnichiche!? 

Ciao Marco, com’era oggi Shibuya? 

Cazzo, che figo, sei dannatamente fortunato, credimi. Dannatamente. Oggi è (anzi, considerando il fuso, era) il tuo primo giorno, vero? Fammi sapere come ti stai trovando in ufficio, tra le “office lady”e gli scapoli rassegnati giapponesi. Son tutti stereotipi da manga o no? 

Riguardo a quella situazione… siamo finalmente usciti, io e la Stefy. Primo appuntamento, ho fatto tutto in regola. Navigli, localino alla mano, niente di troppo impegnativo, passeggiata dopo cena, io che faccio la lotta col bangla e poi cedo e le prendo tre rose (buttate poco dopo, sic)… Troviamo un luogo un po’ appartato, ci sediamo su un muretto. Alla fin fine non conta quanti anni hai, tutti vogliamo essere un po’ romantici, no? O pensi che sono esagerato io? Onestamente, non lo so. 

Sta di fatto che… non capisco. A me sembrava stesse andando bene. Forse era troppo presto, non lo so. Eravamo lì, che parlavamo, uno gli occhi nell’altro… sai, era un po’ che le andavo dietro. Lei non mi era parsa subito interessata ma… beh, t’ho raccontato già tutto, è inutile che ci torno su ancora una volta. 

Fatto sta che la vedevo presa. Così le prendo le mani, gliele stringo. Lei stringe le mie. Mi sembra il momento perfetto. Mi allungo per darle un bacio… mi spinge via. Assurdo eh? Mi ha proprio spinto via, di botto. Al di là del fatto che bastava semplicemente si scansasse, anziché spingermi… ci sono rimasto di merda. Mortificato. 

E qui viene la parte divertente. Anche se mi ha spinto via di botto e ha fatto una faccia stranissima, ha iniziato a scusarsi lei, a farfugliare, ad un certo punto si è alzata di scatto come a volersene andare. Che dovevo fare? Mi faceva male vederla così. L’ho presa per mano e mi son messo a consolarla. Io che ero stato rifiutato da lei! Capisci? Le ho chiesto se non le interessavo, ha detto che no, non era quello, le piacevo davvero. Che solo… solo niente, perché si è azzittita. Ho provato ad insistere ma sembrava sul punto di piangere… ho cercato di sincerarmi che davvero non stesse solo cercando di non ferirmi, perché era peggio. Ma è stata così veemente nel negarlo che… boh. Ho finito per scusarmi io, che ho precipitato le cose. Che se vuole possiamo ancora uscire e la prendiamo con più calma. M’ha guardato raggiante. Mi si è sciolto il cuore. Ma ti giuro, non capisco che ha avuto. 

Devo tenere più distacco, non voglio restarci sotto ancora una volta. 

Le giapponesi son più semplici? Fammi sapere, fra’. Ti abbraccio forte. 

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OGG.: RE: Lascia perdere… meglio Shibuya-tan! 

No ti giuro, questa è assurda. Sì sì, lo so, mi hai scritto un botto di roba (praticamente una guida turistica su Tokyo, fra’, però è vero che te l’ho chiesto io) non t’ho risposto per due giorni e adesso attacco a parlare solo del mio. Lo so, scusami, mi farò perdonare, però tu sei il mio migliore amico e onestamente mi fido solo del tuo pensiero. Sto diventando matto. 

Dopo quello che t’ho raccontato la volta scorsa, io e Stefy ci siamo visti altre tre volte. Un paio di volte in settimana, dopo il lavoro, una passeggiata, un caffè, poi ognuno a casa propria, la terza di nuovo per cena. 

Io non la capisco, è strana. Forse ha qualche problema. Eppure sembra una ragazza così matura, così equilibrata. Solo che, a volte… fa cose strane. 

La prima uscita, eravamo per strada, passeggiavamo. Ci passa vicino un vecchio. Inizia a tossire, sai, come fanno i vecchi. Scatarra e sputa. Ci sarebbe stato da ridere, per quanto rumore faceva, tanto da spingermi a volatarmi verso di lui. È stato solo dopo qualche secondo che ho realizzato che la Stefy aveva mollato di colpo la mia mano ed era scappata, tipo dieci metri più in là. Ma che cazz?! Corro da lei, le chiedo se è tutto ok, cosa l’ha spaventata. Lei dice niente e continua scuotere la testa… non parla. Penso che è un po’ germofoba magari (si dice così, giusto? Come Sheldon di Big Bang Theory). Obiettivamente, con tutto quello che si dice in genere su germi e virus… ma resta che mi sembra una reazione eccessiva. Inoltre, quando al locale, la prima sera, le cadde la posata non mi sembrò avere alcun problema a raccoglierla da terra e farsela cambiare. In ogni caso, a parte questo “piccolo incidente” l’uscita è stata molto piacevole, ci siamo divertiti un sacco, abbiamo parlato e parlato… ci tenevamo la mano, ho evitato di starle troppo addosso e tutto è sembrato filare liscio. Mi è tornata la speranza. 

Al secondo appuntamento, però… In primis, ero in ritardo. Quello stronzo di Tosti voleva ancora che mi trattenessi in ufficio per finire “l’ultima pratica”. Il vizio non se lo toglie mai, oh. Lo so, lo so. Ma in ritardo con un donna che stai solo frequentando… ho fatto il più in fretta che potevo e sono uscito di corsa dall’ufficio. Ora: arriva alla metro, entra in metro, esci dalla metro e corri sul posto. Con la folla che normalmente c’è, logicamente arrivo sudato fradicio. E qui guarda… veramente non so perché non sono stato io a piantar tutto e andarmene. 

Voglio dire, nessuno è più bello sudato (tranne Momoa), siamo d’accordo, però… Quando la vedo, e lei a sua volta mia nota, realizzo subito che qualcosa non va, quindi mi tengo un po’ a distanza ma non basta, di nuovo si ritrae, quasi di scatto. Farfuglia qualcosa, abbassa lo sguardo… e io sono troppo a disagio per chiederle spiegazioni. Spero che camminando si asciughi presto (tanto fa caldo, mi dico) e quindi la invito ad andare verso la pasticceria verso cui volevo portarla… ma lei quasi si scansa solo perché agito la mano e, mentre camminiamo, resta sempre tre passi indietro o, se mi fermo ad aspettarla, fa tre passi avanti. Credimi, resto veramente basito. Il tocco finale arriva quando all’improvviso si blocca, mi chiama per nome e, senza nemmeno avvicinarsi!, dice che deve andare, che ha un fortissimo mal di testa per via del caldo. Prima che io possa farle aprir la bocca per controbattere, scappa via. 

Ora, onesto, Marco, tu come ci saresti rimasto? Di merda, no? Già dopo questa onestamente non so cosa mi abbia convinto a scriverle ancora, guarda. Forse quello matto davvero sono io. Comunque sia, dopo essermi torturato per tre giorni alla ricerca di una spiegazione razionale ed essermi rassegnato all’idea di non essere capace di lasciarla perdere e basta, le ho scritto chiedendole spiegazioni. Via chat lei evade ancora l’argomento, si scusa, dice che non è assolutamente per me, nega che c’entrasse in alcun modo il fatto che ero sudato, dice che è una cosa normalissima, bla bla… (insomma, direi, nega l’evidenza). Mi prega di crederle sul mal di testa, che è stato il caldo. Lo so, sono un idiota, ma decido di darle ancora una possibilità. 

Questa volta organizzo direttamente per cena, nel weekend, la sera.
Una bella doccia, mi vesto leggero (pure troppo, mi son ghiacciato fra’) e arrivo in largo anticipo. Meglio annoiato che sudato, mi dico. 

Quando arriva, è uno schianto, con un vestitino da sera che le fascia tutto il corpo. Immediatamente dimentico tutte le mie frustrazioni. Per fartela breve la serata, come la prima volta, sembra andare a gonfie vele anche se lei, ogni tanto, manifesta come ansia, agitazione… in particolare quando usciamo dal locale e ci mettiamo a passeggiare. Però fa di tutto per tenersi vicina a me. Mi dico che magari è ansiosa, timida, non lo so… Comunque non voglio farle pressione, mi dico. Quindi non ci provo neanche, stavolta, a baciarla. Preferisco concentrami sullo stare bene insieme. Sono serio, lo giuro. Guarda che, tolte le stranezze, sembrava davvero una ragazza fantastica… 

Ad un certo punto però, è lei che di botto si ferma e, senza alcuna naturalezza, mi invita a sedermi. Nonostante dovrei essere turbato dalla sua stranezza, sai come, sono pur sempre un uomo… l’idea di concludere finalmente qualcosa mi spinge ad assecondarla. Ci sediamo ma piombiamo in un silenzio imbarazzato. Sembriamo due adolescenti. Infine lei mi guarda, si avvicina e… mi dà un timido, brevissimo bacio a stampo sulle labbra. Dopodiché si volta immediatamente dall’altra parte. Onestamente, mi sarei aspettato qualcosa in più dopo tutta questa preparazione e trovo la sua eccessiva timidezza innaturale vista la nostra età ma… oh, lo devo ammettere, mi son emozionato come un ragazzino. La mia felicità è durata poco, però. Dopo qualche secondo, di slancio, ho preso il suo volto tra le mani e, con la massima delicatezza possibile, l’ho girato verso il mio, con l’intenzione di baciarla a mia volta. Nel vedermi intenzionato a far ciò, però, la sua espressione, già molto turbata, si è di contorta peggio che la prima sera. Stavolta, però, non mi ha spinto via. Ha voltato violentemente il capo dall’altra parte e… ha vomitato. Ti giuro. Ha vomitato tutta la cena. 

Io son rimasto di pietra. Non ho trovato neanche le forze di aiutarla a ripulirsi. Non sapevo cosa dire, fare, pensare. Lei, appena i conati si sono calmati, ha fatto da sola: si è ripulita alla meglio, si è alzata e, dopo avermi guardato solo un attimo, è scappata via a passo svelto. Piangeva. Mentre io ero lì, intontito come un ebete, a cercare di capire se e cosa di orrendo ci fosse in me o nelle mie azioni. L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che mi sentivo un mostro. Quando ho iniziato a riprendermi, però, ho realizzato quanto lei stessa fosse sconvolta. Le ho scritto, chiedendole se stesse bene, se avesse bisogno di aiuto. Ma non ho mai avuto risposta. Da allora son passati sette giorni. Sto veramente di merda, non ci capisco più un cazzo. 

Amico mio, se puoi, aiutami tu. 

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OGG.: RE: Sei una testa di cazzo 

Avevi ragione, sono una testa di cazzo. Stefy m’ha mandato a fanculo. Era esattamente come pensavi. Ma come cazzo fai? Sì, è affetta da… com’era il termine… Misofobia? Sì, credo di sì. Non ha paura dello sporco o dei germi… ha il terrore dei fluidi corporei degli altri. Io neanche pensavo potesse esistere una fobia del genere, mi sembrava fantascienza. Ci siamo chiariti, finalmente, online. 

Non ce la fa, mi ha detto. Non ce la fa a entrarne in contatto senza… reagire in quel modo. E, ovviamente questa cosa le impedisce di avere qualsiasi forma di relazione. Sperava che con me sarebbe stato diverso, e che le avrei dato il tempo, che sarebbe riuscita ad adattarsi… che la terapia funzionasse. Sperava in tante cose, ma niente. M’ha detto che non vuole farmi del male, che non è colpa mia, che non dipende da me, ma de lei (sembra la solita frase fatta, ma stavolta…) e che quindi non vuole più vedermi. Il tutto scusandomi sempre, perfino del suo semplice essere così. Come se fosse colpa sua. 

Non è giusto. Marco… non lo so, credo di aver perso la testa per lei. O forse è solo la sindrome da crocerossina? Che devo fare? Non lo so, non ho idea di come affrontare sta cosa. La cosa più logica sarebbe sicuramente lasciarla stare. Cioè… non potrò neanche far sesso con lei, immagino. Oppure c’è un modo per scavalcare l’ostacolo? E se non potessi, riuscirei a sopportalo? E potrò farcela a non baciarla? Si può ancora definire una relazione, senza “scambiarsi i fluidi”? Noi esseri umani in fin dei conti siamo come animali e dipendiamo talmente tanto da questo per costruire le nostre relazioni… 

Eppure… lei soffre. È sola e si sente condannata ad esserlo per sempre. Mi ha detto addio ribadendo quanto le piacessi davvero, ringraziandomi per il fatto che, nonostante quanto m’abbia fatto passare, io non l’abbia mai insultata… 

Non lo so, davvero non lo. Probabilmente è tutto inutile. Ormai lei dice d’aver chiuso ma… forse, forse una possibilità c’è. Forse ci faremo male. Anzi, sicuramente. Non lo so, fra’. Come dici sempre tu, son solo una gran testa di cazzo. Ma sento che devo provarci lo stesso. Risponderò a Shibuya-tan un’altra volta. Augurami buona fortuna. Ti terrò aggiornato. 

Ti abbraccio.

Il tuo bro

Vincenzo


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